La vita e la carriera di una donna fantasiusa,
Eleonora Micali.

"...Attraverso la concitazione nel tono di voce e pause mozzafiato, conduce il pubblico in un’atmosfera di notevole impatto emotivo..."

Marcello Tamasco Gufetto

Famiglia

Eleonora a New York vi arriva da Lentini dove nasce il 13 ottobre del 1977, dall'artigiano Michele Micali, noto come Geppetto per le sue manifatture in legno, e da Carmela Aparo, detta la Marescialla per il suo temperamento pratico e autoritario.
E' la terza di tre figlie.
“Un' attrice nata”, dicono di lei i familiari e alcuni amici, riferendosi alla sua personalità sia d'artista che di donna.
Eleonora ha un'infanzia e un'adolescenza pregna di sacrifici ma nemmeno nell'età adulta si distaccherà da questo stampo. Cresce tra le cure della nonna materna e il magazzino di arance in cui lavorava la madre. Nella Lentini di allora, un paese né grande né piccolo, una città antica che ha regalato all'umanità patrimoni di inestimabile valore come templi e necropoli, le arance costituivano una risorsa primaria. E fu proprio in quel magazzino, cuore pulsante del commercio, che i genitori di Eleonora si conobbero e si innamorarono. Michele Micali poco più che un ragazzino sognava di diventare un attore. Racconterà più volte alle figlie e alla moglie di quando una sera si presentò davanti a suo padre dichiarandogli che sarebbe partito per Roma con un cugino, a lavorare per il cinema. Ma il padre lo stroncò subito. La famiglia era povera e non poteva rinunciare a due braccia che portassero soldi a casa. I Micali sono una famiglia lavoratrice che si guadagna da vivere con grande fierezza. Ciò ha forgiato l'educazione di Eleonora la quale non è mai indietreggiata di fronte ai sacrifici e alla fatica che ci sono voluti per arrivare dove è arrivata.
Dalla madre, la cosiddetta “Marescialla” ha ereditato la determinazione e la forza, mentre dal padre ha preso quei tratti di personalità che la caratterizzano come artista, primo fra tutti: l'essere un'inguaribile sognatrice, di quelle che non si accontentano di sognare e basta, lottano fino a trasformare la realtà nel sogno che si erano prefigurate. Per Eleonora il padre è un appoggio, il suo più grande fan e sostenitore, così come le sorelle maggiori, la madre invece, fino a qualche anno fa, le diceva di abbandonare l'idea di fare l'attrice e di trovarsi un lavoro vero.
Le doti artistiche di attrice e affabulatrice emergono fin da quando Eleonora era una bambina. Partecipando alle prime recite scolastiche capì che la recitazione avrebbe fatto parte della sua vita.
All'età di quattro anni ha già le idee chiare e dice a tutti che da grande farà l'attrice. L'enfant prodige improvvisa, si cala in picareschi e melodrammatici personaggi nati dalla sua immaginazione, dando vita a spettacoli nel salotto di casa intrattiene ospiti e familiari i quali esortano i genitori a far frequentare alla figlia dei corsi di recitazione perché “ce l'ha nel sangue”.

Adolescenza

“Il momento più bello a scuola era quello delle recite” ha dichiarato l'attrice italo americana, che ricorda con precisione il periodo in cui in Italia approdarono le prime telenovelas dal sud America. All'epoca aveva undici anni. L'attrice argentina Grecia Colmenares diventa il suo idolo indiscusso. Talmente forte era il desiderio di seguire le sue orme da non voler più andare alle scuole superiori e frequentare esclusivamente una scuola di recitazione. Ma Eleonora dovrà aspettare la maggior età.
Studiare recitazione e diventare un'attrice per Eleonora non è semplicemente un desiderio, ma il bisogno fondamentale di affermare la propria autenticità. Ama la recitazione, attraverso essa riesce ad osare nel mettersi in contatto con ogni parte di sé, senza tralasciare nulla. Senza escludere le ambiguità, le sofferenze, le bugie, le paure, le colpe simboliche e reali. Inoltre, occuparsi di teatro e di cinema le svela estreme problematiche umane e una prospettiva di vita migliore. “E' il modo che ho scelto di stare al mondo”.

Gli Inizi

Dopo il diploma, appena diciottenne da sola col suo sogno in tasca, si trasferisce a Roma per frequentare l'accademia di teatro “La Scaletta”.
Inizia un percorso formativo in una città nuova, studia, combatte con il suo accento marcato per ottenere una buona dizione. Parallelamente all'accademia, fa diversi lavori per mantenersi. Sono anni di vita romana, d'indipendenza, di crescita, d'incontri stimolanti con diversi registi di rilievo nel mondo del teatro italiano. Eleonora finalmente muove i primi passi verso la sua carriera. Comincerà a fare esperienza attraendoa sé critiche positive ed entusiastiche. Calcherà le scene dei più grandi teatri italiani in diversi spettacoli, ad esempio “Ippolito” di Euripide per la regia di Giuseppe Marini, interpretando il ruolo della nutrice. Lavorerà con diversi registi teatrali tra cui Walter Pagliaro, Sergio Ammirata, Elena Suriano. Ha lavorato per la televisione nella serie Rai “Butta la luna 2” regia di Sindoni, “Nati Ieri” Mediaset regia di Genovese/Miniero e la celebrata fiction “Squadra Antimafia” regia di Pier Belloni Mediaset. Nel corto “La figlia di Natasha” regia di Kader Alassane nel ruolo di protagonista.
Negli anni romani stringerà rapporti a cui resterà legata tutt'oggi come quello con l'insegnante d'improvvisazione Sabrina Iorio. Da lei imparerà l'impostazione della voce che le permetterà di acuire la sua attitudine all'improvvisazione di cui ancora oggi si avvale; come peraltro la capacità di attingere alla sua cultura siciliana per dare nerbo ai personaggi che lei rappresenta.

Affermazione

Il passato di studi e approfondimenti l’ha portata a delineare quello che oggi sono i suoi punti di forza. Infatti la sua capacità dell’utilizzo di vari dialetti le viene riconosciuta dal regista Stefano Maria Palmitessa con il quale inizia una relazione fortissima, carica di stimoli artistici. Con lui darà vita a collaborazioni teatrali di grande spessore. E' stato Palmitessa a spingere Eleonora verso la raccolta di alcuni aneddoti reali che formeranno la base dalla quale egli trarrà lo spunto per il copione “Una donna fantasiusa-Un nonologo”, dedicato alla propria nonna materna.
Il testo è un enorme successo che più avanti trainerà “Una donna fantasiusa-Un manhattologo” basato sulla sua vita in America.

ELEONORA E IL BUDDISMO

Nel 2011, mentre lavora ad uno spettacolo sulla Shoah (tratto da la bambina dal cappotto rosso di Polanski), la sua vita prende un'ulteriore svolta, più intima e spirituale. Conosce la filosofia buddista e la sente immediatamente sua, come fosse sempre stata lì, in una parte recondita di sé. Ed è da qui che inizia a far luce sulla sua vita e a valutare l'idea di trasferirisi a New York. Negli ultimi dieci anni la sua carriera teatrale era spiccata in alto raggiungendo il massimo splendore ma tentando di lavorare per il cinema qualcosa si era incrinato. I provini erano una farsa perché prevalevano gli interessi dei raccomandati.
Questa realtà scoraggiò non poco Eleonora che non intendeva arrestare la sua carriera e soprattutto la sua crescita professionale per nessun motivo soprattutto se di natura così ripugnante.
Si rafforza, dunque, l'idea di andare a New York.
La poca conoscenza della lingua inglese, la precarietà di un lavoro non sufficiente a coprire le spese e l’ostilità degli amici e dei parenti vennero comunque schiacciati da questa nuova, grande, fede spirituale: il Buddismo.

Il Successo

Negli ultimi dieci anni la sua carriera è spiccata in alto raggiungendo il massimo splendore.
Nel 2013 arriva per la prima volta nella grande Mela. Ed è amore a prima vista. Sfrutta la sua breve permanenza frequentando un workshop di tre mesi con John Strasberg, figlio di Lee Strasberg (fondatore dell’Actors Studio). Dà così sfogo alla sua volontà di crescere e migliorare il suo essere attrice..Nella mente di Eleonora si affaccia una nuova certezza: “è qui che vivrò”. E, al tempo stesso, si apre una nuova grande sfida. Non sarà affatto semplice districarsi nella fitta burocrazia legata all'immigrazione negli States.
Dopo una lunga battaglia che sembrava impossibile nel 2017 si trasferisce a New York.
Qui inizia a seguire i corsi di recitazione al Susan Batson Studio.
La Batson coach tra gli altri di Nicole Kidman, e Tom Cruise vera pietra miliare del cinema americano. A una delle sue lezioni le dice: 'tu sei una trouper' che significa attrice di lunga esperienza. Eleonora fu molto colpita da questo complimento, di cui peraltro non conosceva il significato.
Dopo un solo anno di vita newyorkese, anno di ricerca e dedizione costante, lei porta il suo divertente e caro “Una donna fantasiusa-Un nonologo” sul palco della federazione italoamericana di Brooklyn. E' standing ovation. Un successo che ha superato ogni aspettativa. Lo spettacolo è arrivato con grande clamore sulle pagine della stampa. Attualmente in tour negli States.
Da questo segue “Una donna fantasiusa-Un manhattologo” sempre per la regia di Stefano Maria Palmitessa in tounèe in: Argentina, Germania, Australia.
“Il mio obiettivo ̶ precisa Eleonora ̶ è Break in a movie”…e poi

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